C'è un momento, arrivando da Edensor lungo la strada che scende verso il fiume Derwent, in cui Chatsworth appare all'improvviso. Non la si vede crescere gradualmente come succede con altre dimore: compare intera, gialla di pietra calcarea, riflessa nell'acqua. Un colpo secco. Chi viene qui per la prima volta si ferma, anche se è in macchina, anche se piove.
Chatsworth è la sede dei duchi di Devonshire dalla metà del Cinquecento. Cinque secoli di una stessa famiglia, i Cavendish, che hanno costruito, demolito, ricostruito, collezionato, perduto e ritrovato. Il risultato è qualcosa di raro: una dimora che non è un museo conggelato, ma una casa ancora abitata, con i cani sul tappeto e le cucine che funzionano.
Ogni anno passa da qui quasi mezzo milione di persone. Poche, però, sanno davvero cosa guardare.
Bess of Hardwick e le origini di una dinastia
La storia di Chatsworth comincia con una donna. Elizabeth Talbot, contessa di Shrewsbury, nota a tutti come Bess of Hardwick, fu una delle figure più straordinarie dell'Inghilterra elisabettiana. Quattro matrimoni, ognuno più ricco del precedente, una capacità di sopravvivenza politica che avrebbe fatto invidia a qualunque cortigiano maschio. Fu lei, con il secondo marito William Cavendish, a comprare il terreno sul Derwent nel 1549 e a costruire il primo edificio.
Quella struttura originale non esiste più. Il quarto duca di Devonshire, tra il 1687 e il 1707, fece abbattere quasi tutto e ricostruì secondo il gusto barocco dell'epoca, con un'ala aggiunta nel 1820 dal sesto duca. Ma Bess rimane l'ombra fondatrice della casa: il suo ritratto compare in più sale, e il suo carattere, quella miscela di ambizione e pragmatismo, sembra impresso nelle mura stesse.
Un aneddoto che vale la pena ricordare: Bess tenne prigioniera a Chatsworth, per ordine della regina Elisabetta I, Maria Regina di Scozia per un certo periodo. Due donne di potere eccezionale, costrette a coabitare in una dimora sulle colline del Derbyshire. I resoconti dell'epoca parlano di partite a carte, di ricami e di tensioni silenziose che riempivano le sale.

L'architettura barocca di Chatsworth si apre sulla vallata del Derwent con una presenza scenica difficile da dimenticare.
Le sale: cosa guardare davvero
Chatsworth ha più di trecento stanze. Al pubblico ne sono accessibili circa trenta, più o meno a seconda della stagione. Non si può vedere tutto, né si dovrebbe volerlo: alcune sale sono di passaggio, altre sono il motivo per cui si viene.
Il Painted Hall
L'ingresso è già un programma. Il Painted Hall è una sala a doppia altezza con il soffitto affrescato da Louis Laguerre nei primi anni del Settecento. Le scene rappresentano episodi della vita di Giulio Cesare, ma ciò che colpisce non è il soggetto: è la luce. Entra dalle finestre alte, rimbalza sulle superfici dorate, cambia nel corso della giornata. Arrivare appena apre, quando non c'è ancora folla, vale da solo il viaggio.
La State Bedroom
Fu preparata per una visita di Guglielmo III che non avvenne mai. Il letto con baldacchino, le stoffe originali seicentesche, i ricami: tutto aspettava un re che non arrivò. C'è qualcosa di malinconico e insieme teatrale in questa stanza, un allestimento rimasto intatto per tre secoli come un palcoscenico senza attori.
La biblioteca
Il sesto duca, il grande collezionista ottocentesco, raccolse oltre diecimila volumi. La biblioteca di Chatsworth è una delle più complete d'Inghilterra in mano privata: manoscritti medievali, prime edizioni, taccuini. Non è sempre aperta al pubblico nella sua interezza, ma quando lo è, conviene fermarsi almeno venti minuti.
La collezione d'arte
I Cavendish hanno collezionato per cinque secoli senza mai smettere. Alle pareti di Chatsworth si trovano Rembrandt, Van Dyck, Veronese, Sargent. Nelle sale di scultura ci sono opere di Canova e pezzi dall'antichità classica acquistati nei Grand Tour settecenteschi. Non è il tipo di collezione che si incontra in un museo: qui ogni opera è nel contesto in cui fu pensata, appesa sopra un caminetto o illuminata da una finestra ad arco.

Le sale di stato delle grandi dimore inglesi conservano ancora oggi il mobilio e le opere d'arte originali dei secoli passati.
I giardini: da Capability Brown a Paxton
Se le sale sono il cuore della dimora, i giardini sono il suo respiro. Chatsworth ha un parco di oltre quaranta ettari direttamente adiacente alla casa, più un parco paesaggistico di quasi mille ettari che lo circonda. Due nomi dominano questa storia verde: Lancelot Brown e Joseph Paxton.
Lancelot Brown, detto Capability Brown per la sua abitudine di vedere in ogni proprietà la sua potenzialità nascosta, ridisegnò il parco verso il 1760. Eliminò il giardino formale seicentesco, raddrizzò il fiume, piantò migliaia di alberi, creò quelle dolci ondulazioni del terreno che sembrano naturali ma sono costruite con la stessa cura di un affresco. Il parco che si attraversa arrivando a Chatsworth è in larga parte figlio suo.
Paxton arrivò nel 1826, a ventitre anni, come capo giardiniere del sesto duca. Rimase per trent'anni e trasformò Chatsworth in un laboratorio botanico. Costruì la Grande Conservatory, una struttura di ferro e vetro che precede di vent'anni il Crystal Palace di Londra (di cui Paxton fu poi l'architetto). La Grande Conservatory fu demolita nel 1920, ma sopravvive ancora l'Emperors Fountain, il getto d'acqua più alto d'Inghilterra, progettato originariamente per impressionare lo zar Nicola I che non venne mai a vederlo. Una seconda visita mancata nella storia di Chatsworth.
Il giardino roccioso costruito da Paxton è ancora lì, con i suoi blocchi di granito trasportati dal Peak District. E c'è la cascata, costruita nel 1696 dalla duchessa Mary, che scende lungo ventiquattro gradini di pietra fino alla casa: un getto d'acqua continuo che si sente da lontano e che cambia suono a seconda della stagione, più fragoroso in primavera, quasi discreto in estate.
Il Peak District intorno: come organizzare la visita
Chatsworth si trova nel cuore del Derbyshire, a circa quattro chilometri da Bakewell, la cittadina famosa per i suoi tart (la ricetta originale del Bakewell Tart è diversa da quella che si vende nei supermercati: vale la pena assaggiarla qui, in loco). La stazione ferroviaria più vicina è quella di Matlock Bath, a circa quindici chilometri, servita da treni da Derby e da Nottingham. In alternativa si arriva da Sheffield in circa quaranta minuti di auto.
Il parcheggio è a pagamento e si riempie velocemente nei weekend di alta stagione. Meglio arrivare prima delle dieci o dopo le tre del pomeriggio. L'ingresso alla casa e ai giardini è separato: si può visitare solo i giardini senza pagare per l'interno, una scelta ragionevole se si ha poco tempo o se si torna una seconda volta.
Aprile e maggio sono i mesi migliori per i giardini: le peonie e le azalee sono in fiore, il parco è verde senza essere ancora affollato. Settembre e ottobre offrono i colori dell'autunno e una luce radente che rende giustizia all'architettura. L'estate porta folla e spesso anche eventi speciali, dal Country Fair (ogni settembre, uno degli appuntamenti agricoli più tradizionali d'Inghilterra) a mostre temporanee dentro la casa.

I giardini di Chatsworth cambiano volto a ogni stagione, ma è in primavera che esprimono la loro bellezza più intensa.
La fattoria e il negozio: Chatsworth come esperienza viva
C'è un aspetto di Chatsworth che i visitatori meno attenti tendono a trascurare: la tenuta è ancora un'azienda agricola funzionante. Il Chatsworth Farm Shop vende prodotti della tenuta, dalla carne agli ortaggi al formaggio. Non è un souvenir shop travestito da negozio alimentare: qui si compra davvero quello che viene prodotto sulle terre dei Cavendish, dai maiali Tamworth agli agnelli delle colline del Peak District.
L'attuale duca di Devonshire, Peregrine Cavendish (dodicesimo del titolo), ha trasformato la tenuta in un modello di gestione sostenibile, con un occhio ai visitatori e l'altro alla terra. Sua moglie Amanda, duchessa di Devonshire, ha scritto libri di cucina e ha reso il farm shop uno dei più noti d'Inghilterra. È un tipo di aristocrazia pragmatica, lontana dai cliché: non si limita a preservare, ma costruisce.
Chatsworth non è un posto che si esaurisce in una visita. Molti ci tornano ogni anno, in stagioni diverse, come si torna a trovare una persona che si conosce bene. Ogni volta c'è qualcosa che non si era visto, una sala che non si ricordava, un angolo del giardino che è cambiato. Quella prima apparizione dalla strada, la casa gialla che si apre sulla valle, non stanca mai.